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La confusionaria metafisica di Hazbin Hotel

Il seguente articolo è stato scritto da Martino De Falco, pertanto le opinioni ivi contenute potrebbero non essere una puntuale espressione di quelle del gestore del sito.

È disponibile inoltre una versione video di tale trattato, accessibile a questo indirizzo:

Nell’analisi che ci apprestiamo a fare quest’oggi, in merito all’universo di Hazbin Hotel e di come esso è strutturato da un punto di vista metafisico-filosofico, tratteremo in particolare di temi quali immortalità dell’anima e comportamento delle divinità. In tutto ciò, però, sarà bene innanzitutto prendere in considerazione i due principali filosofi da cui meglio capire le tesi esaminate nei ragionamenti che seguiranno: Platone ed Epicuro.

È d’uopo, in primo luogo, introdurre ciò che possiamo comprendere e confutare (da quel poco che abbiamo osservato), in Hazbin Hotel, inerente al tema dell’anima, del suo comportamento e della sua indistruttibilità o, in caso contrario, fallacia. Platone, uno dei due principali filosofi su cui si basa la filosofia della nostra civiltà, propone una sua idea di anima ben precisa e strutturata, un’analisi quasi scientifica. Egli, nel suo dialogo Menone, parla, per bocca di Socrate, delle sue teorie sulla virtù e sul mondo delle idee. Questo dialogo è molto importante, in quanto ci da un’idea di vita dopo la morte ben precisa, diversa dall’idea confusa che si aveva fino ad allora nella mitologia greca: di morte, di anima e di come essa potesse trascendere il corpo.

Secondo Platone, le idee stesse sono ciò che costituisce l’anima di noi umani, in quanto eterne e immortali, immuni al dolore, incapaci di perire, destinate a trascendere l’esistenza. Questa visione, che trova le sue basi in precedenti culti, in particolare l’orfismo, e nelle idee della scuola pitagorica, parla di un’anima come manifestazione di un ideale ben preciso, capace quindi di vivere in più di un corpo (si parla dunque di reincarnazione). [1]

È importante prendere in considerazione questo aspetto dell’idea platonica di anima, in quanto è quello che troviamo principalmente trasmesso nell’universo immaginario di Hazbin Hotel. Vediamo, qui, un Aldilà fatto di demoni e di dannati, di anime (virtualmente) indistruttibili e quindi immuni (in teoria) al dolore fisico, al deperimento che esso comporta. Ma, allo stesso modo, vediamo una contraddizione, in quanto negli Stermini annuali questo stesso tipo di anima si rivela a sua volta capace di perire per mano di altri esseri ad essa opposti (Angeli mandati da Dio); e nonostante sopravviva in piccole parti unendosi con il resto dell’Inferno (come confermato da Vivziepop nei suoi live stream), si rivede brevemente, almeno in questa fase, nella teoria del clinamen e dell’aggregazione e disgregazione degli atomi teorizzata da Democrito e poi, in epoca alessandrina, ripresa da Epicuro.

Stralcio di Pentagram City, la principale città dell’Inferno e luogo primario degli avvenimenti della serie.

Questa teoria ritiene che l’anima stessa, come ogni altro corpo fisico, non sia altro che un insieme di atomi destinati ad aggregarsi e disgregarsi in eterno. [2] Nonostante in Hazbin Hotel tale pensiero venga in gran parte confutato come falso (per via della presenza di un aldilà dove le anime dei vivi, al momento della loro ora, finiscono), almeno nel momento dello sterminio appare, solo in tale circostanza, capace di dimostrarsi (parzialmente) veritiera. Ciò è motivo di una certa confusione, da un punto di vista metafisico: come può un’anima immortale, e quindi incapace per definizione di perire (in quanto eterna), estinguersi per mano di un Dio, disgregarsi e poi riaggregarsi con il resto dell’aldilà di cui ormai è entrata a far parte?

Quest’ultima domanda, nonostante non abbia ancora una risposta precisa (sempre se ne avrà mai una), ci permette di passare al prossimo quesito: come si comporta Dio in Hazbin Hotel e, soprattutto, perché si cura tanto della sovrappopolazione (ammesso che possa esistere un simile problema in una realtà ultraterrena) di un regno che non gli appartiene e che, quindi, dovrebbe evitare in eterno in quanto luogo di perdizione e di punizione per coloro che non hanno rispettato la sua legge. Da questo comportamento possiamo notare una seconda, profonda, contraddizione, in questo caso tra due modi di vedere una divinità: lo gnosticismo e l’epicureismo.

Per comprendere il conflitto, è bene capire anche questa volta di cosa si sta parlando, iniziando con lo gnosticismo. Trattasi di una corrente filosofica e religiosa, nata in età ellenistica e seguita molto nel mondo greco-romano, basata appunto sulle gnosi (antichi manoscritti considerati eretici dai primi cristiani), le quali descriverebbero la via della salvezza. Essa riprende un tema già iniziato da Socrate, secondo cui la sola sapienza è la via della salvezza, la “gnosis” (ossia la conoscenza), inviata agli uomini da Dio, dall’essere che ama e veglia sugli umani, perché “solo chi sa è incapace di peccare”.

Ad opporsi a questa rivelazione misterica, ad impedire la felicità spirituale, definitiva e duratura delle anime degli uomini, è il Demiurgo: trattasi di un essere abietto e maligno, spesso identificato con il Dio della tradizione giudaico-cristiana e abramitica. Egli è stupido, ignorante, ipocrita, subdolo e manipolatore: è carnale e corporeo tanto quanto le sue creazioni, dalle quali non differisce, in quanto umano nei comportamenti manipolativi e nella presunzione che lo rende, addirittura, blasfemo, in quanto autoproclamatosi unico Dio da venerare.
Il Demiurgo è, in parole povere, il crudele burattinaio che ci condanna a una vita di sofferenze e tristezza, in quanto per sua natura maligno, falso e impostore (si fa passare, ribadiamo, per l’unico Dio, la sola figura buona nel cosmo). [3] [4]

La figura agli antipodi del Demiurgo, nella metafisica, è la figura proposta dagli epicurei, ossia il Dio Epicureo: esso non è intrinsecamente buono o malvagio, è un essere neutrale, in quanto ha raggiunto l’atarassia, la perfezione, la stabilità, il benessere, l’imperturbabilità che lo rende diverso dagli uomini. Esso è perfetto, è in pace e per questo non ha bisogno di curarsi delle vicende degli uomini. Vive nel suo paradiso, negli intermundia [5].

In Hazbin Hotel vediamo un Dio che è contemporaneamente gnostico ed epicureo, demiurgico e atarassico: lascia che i dannati e i demoni dell’inferno vivano secondo le loro scelte, rispettando il loro libero arbitrio; però, allo stesso tempo, sente il bisogno di infliggere sofferenze nella vita del mondo dei dannati e degli indemoniati, ordinando degli stermini ogni anno (con il casus belli della sovrappopolazione) e infliggendo un danno economico, fisico e soprattutto psicologico a coloro che abitano l’inferno.
Vediamo, infatti, la speranza di un mondo migliore, incarnata Charlie, o la tacita ma latente frustrazione dei demoni, rassegnati alla loro vita da dannati, in balia delle decisioni di un essere che, alla fine, poi tanto superiore forse non è, almeno sul piano morale.

Avremo mai risposte a queste e altre domande nello show?

“Ai posteri l’ardua sentenza”.

Le fonti con cui molti di voi potranno decifrare i geroglifici che compongono questo articolo:
[1]: Platone – La dottrina delle conoscenze: le idee
[2]: Epicuro – Fisica
[3]: Gnosticismo – Caratteristiche e definizione
[4]: Gnosticismo, in sapere.it
[5]: Epicuro – Il male e gli dei

 

 

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