Tarantinando #5 – Four Rooms

Arriviamo dunque al quinto appuntamento della rubrica Tarantinando dedicata ai film diretti, scritti o anche solo prodotti da Quentin Tarantino.
Questa settimana di parla di Four Rooms, film del 1995 firmato da ben 4 registi tra Tarantino e suoi amici (avrebbero dovuto essere 5 inizialmente, ma uno si tirò indietro prima dell’inizio della produzione).

Ted (Tim Roth) è un giovane e ancora inesperto fattorino di un rinomato hotel di Los Angeles, al suo primo giorno di servizio. Nella notte di Capodanno, farà quanto gli è possibile per soddisfare le richieste degli stravaganti e decisamente fuori dall’ordinario clienti dell’albergo…

Il film si presenta come una commedia, in cui si dispiegano una dopo l’altra situazioni grottesche e al limite della norma, con personaggi assai fuori di testa, tra i quali non si può dire che non faccia parte il nostro volenteroso fattorino, interpretato da un ottimissimo e divertente Tim Roth (il ruolo era stato pensato da Tarantino per Steve Buscemi, ma direi proprio che il nostro buon Tim non lo abbia fatto rimpiangere).

Si va da una comicità di stampo abbastanza classico, con fraintendimenti e gag che fanno spesso uso della carica comica del protagonista (Roth mostra un campionario espressivo eccezionale che già da solo riesce a caratterizzare degnamente il main character), all’avvicinarsi a una decisa svolta demenziale in alcuni segmenti (il primo e il terzo, più di tutti).

Andiamo ora ad analizzare più da vicino i singoli episodi che compongono il film, in cui il titolo è preceduto dalla stanza dell’hotel in cui si svolge la vicenda

Suite luna di miele – “Strano intruglio”, diretto da Alison Anders
Personalmente l’ho trovato il più “debole” del film. A suo modo è simpatico, presenta una situazione divertente, e le comprimarie (una congrega di streghe che intende riportare alla vita la loro “dea Diana”) sono simpatiche e riescono ad occupare discretamente bene la scena. Però come stile l’ho trovato un po’ troppo diverso dal resto della pellicola, non si amalgama granché con quanto viene dopo, e in ogni caso non presenta chissà quale sceneggiatura o climax di interesse. È un divertissement che va preso per quello che è.

Stanza 404 – “Luomo sbagliato”, diretto da Alexandre Rockwell
Un episodio già più interessante, in cui il nostro Ted si ritroverà suo malgrado coinvolto in un bizzarro gioco erotico tra una moglie che si finge ostaggio e un marito che si atteggia (e che dopotutto forse è) a psicopatico geloso di un fantomatico amante. Ci sono momenti divertenti e una certa dose di tensione, anche se nulla di eccezionale.

Stanza 309 – “I maleducati”, diretto da Robert Rodriguez
Un ulteriore salto di qualità nel terzo segmento, che ci viene offerto dal futuro regista di Dal tramonto all’alba, Sin City e Machete. Ted si ritroverà a fare da babysitter ai figli di una stravagante coppia (il cui marito è interpretato da Antonio Banderas). In un crescendo di avvenimenti che porterà a un finale esplosivo e decisamente divertente, si assiste al secondo miglior episodio del film, che però se la gioca abbastanza con il primo classificato.

Attico – “L’uomo di Hollywood”, diretto da Quentin Tarantino 
E arriviamo al finale del film, con la regia del nostro buon Quentin. Con un assunto di base ripreso dall’episodio L’uomo del sud della serie Alfred Hitchcock presenta (a sua volta basato sul racconto La scommessa di Roald Dahl), Ted si ritroverà a dover fare da attendente a una particolare scommessa…
Con un cast di comprimari tra cui figurano lo stesso Quentin e Bruce Willis (non accreditato perché offertosi di lavorare gratuitamente, contrariamente alle normative del SAG, ossia il sindacato statunitense degli attori), l’episodio ha una sceneggiatura convincente e un finale eccellente e inaspettato, che va a chiudere nel migliore dei modi la serata del nostro fattorino.

Povero Ted, quante ne hai dovute passare in una sola sera…

Insomma, il film mi è piaciuto. Non tra i migliori della produzione tarantiniana, complice anche il fatto che lui abbia messo mano a solo un quarto della pellicola, ma in ogni caso l’intenzione non era certamente quella di creare qualcosa di memorabile. Si tratta semplicemente di un omaggio alla Nouvelle Vague, un esercizio di stile tra amici registi che sono andati a creare un film corale comunque tutt’altro che brutto, ma anche piuttosto simpatico.

Voto finale: 7+

Ci si vede al prossimo appuntamento della rubrica, con Dal tramonto all’alba.

 

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