Tarantinando #6 – Dal tramonto all’alba

Ed eccoci finalmente tornati alla rubrica Tarantinando, dedicata al nostro buon vecchio Quentinio Tarantinio. Nell’appuntamento di oggi andrò a parlare del film Dal tramonto all’alba, pellicola del 1996 (un anno grandioso… Essendo quello in cui sono nato io!) divenuta ormai un cult tra gli appassionati.

Diretto da Robert Rodrìguez (colui che in Four Rooms aveva firmato il terzo segmento, quello con Antonio Banderas), Dal Tramonto all’alba è un film che se dovessi descrivere con una parola probabilmente sarebbe… Inaspettato.

I fratelli Gecko, Seth (George Clooney) e il mentalmente deviato Richard (lo stesso Tarantino) sono due rapinatori in fuga dalla legge, che progettano di rifugiarsi in Messico per incontrarsi con un narcotrafficante locale. Nel corso del loro viaggio verso la libertà arriveranno anche a prendere alcuni ostaggi, e in particolare si troveranno a dover fronteggiare una situazione decisamente imprevedibile…

La pellicola è largamente conosciuta per il suo essere una commistione tra il poliziesco e l’horror. È, per così dire, una sorta di esperimento di mescolamento dei generi, un omaggio che Tarantino e Rodrìguez fanno ai b-movie mantenendo pienamente quello che è il loro stile.

L’inizio del film è in pieno stile Tarantino, con una conversazione del tutto quotidiana tra due personaggi, che appena dopo si trasforma senza preavviso in uno scenario di violenza; una costruzione similare a quanto abbiamo visto, giusto per fare due esempi, in Le Iene e Pulp Fiction.

La sceneggiatura è citazionista e spiccatamente ironica, presentando situazioni sopra le righe (soprattutto nella seconda metà) e un’abbondante dose di violenza splatter, firma tipica dei due autori. Il film scorre in allegria, divertendo con la sua carica di esagerazioni, e dopo un momento di iniziale straniamento a seguito di quello che sarà il “grande cambiamento” di genere nel corso della visione, ci ritroveremo a guardare uno spettacolo differente da quel che sembrava il punto in cui volesse andare a parare fino ad allora; ma basterà lasciarsi trascinare dall’euforia divertita e dilettevole che ci servono i due abili registi.

Le performance attoriali sono a loro volta decisamente apprezzabili. Nel ruolo del “matto” schizofrenico Tarantino ci calza decisamente a pennello (eheh), e Clooney interpreta con convinzione la parte del “duro” della situazione. Tutt’altro che disprezzabili anche la giovane Juliette Lewis (che ritorna dunque a recitare in un film con la sceneggiatura di Tarantino dopo Assassini Nati, in cui faceva la parte della protagonista femminile Mallory Knox) e Harvey Keitel, nel ruolo di ostaggi dei due fratelli.

Quentin e George in una scena del film.

In definitiva, una particolare pellicola citazionista che fa dell’esagerazione e delle situazioni sopra le righe il suo punto di forza, offrendo un intrattenimento di buon livello e anche qualche dose di risate, se la prendete nella giusta prospettiva.

Voto finale: 8+

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