Casty e la sensibilizzazione socio-ecologica su Topolino – Parte 1

Prima parte di un articolo in due pubblicazioni.

Introduzione

Sin da quando le questioni ecologiche, ambientali e del cambiamento climatico sono diventate sempre più una realtà con cui il pubblico doveva confrontarsi, piuttosto che semplici tesi di discussione in ristretti circoli accademici, i media nelle loro varie forme hanno avuto il loro ruolo nella diffusione di conoscenze relative a queste problematiche. Con l’informazione si è spesso e volentieri accompagnata anche la sensibilizzazione – un tentativo, da parte di conduttori televisivi, registi cinematografici, autori letterari e di fumetti o chi per loro, di risvegliare la coscienza sociale generale affinché ci si renda sempre più conto della pericolosità del domani che si avvicina, se non si farà abbastanza per contrastare le tendenze che stanno portando il pianeta al suo tracollo.

Questi sforzi di calamitare l’interesse verso tematiche impegnate sono però spesso visti come stucchevoli o molesti, quasi dei rimproveri; e a nessuno piace essere rimproverato. La sensazione di stare assistendo a qualcosa di mellifluo, insincero e importuno è, tra le altre, un fattore tipico di quel genere di prodotti (film, serie tv, fumetti) indirizzati a un target infantile, in cui simili temi importanti devono essere necessariamente semplificati il più possibile affinché possano venire compresi da coloro a cui ci si sta rivolgendo; così facendo, però, si rischia di creare uno schiacciamento narrativo e una banalizzazione estrema del messaggio che ne prevarica la forza espressiva, ottenendo l’effetto contrario.

Fortunatamente, però, esistono pure artisti, autori e scrittori che sono in grado di veicolare temi impegnati anche attraverso canali di comunicazione destinati a un pubblico non maturo, senza per questo trattare i destinatari del proprio contenuto con condiscendenza. Nell’ambito Disney italiano, spesso afflitto da falsi pregiudizi nel merito della sua influenza e possibilità espressive, tra autori capaci di ciò vi è senza dubbio Andrea Castellan, in arte Casty: sceneggiatore e disegnatore per la rivista “Topolino” da quasi vent’anni, le sue storie hanno spesso toni (alle volte sottaciuti, altre maggiormente espliciti) di genere ambientalista-ecologico.

Egli parla e ha parlato con una certa frequenza di cambiamento climatico, consumismo, spreco delle risorse e del possibile rovinoso futuro del pianeta. Il tutto messo in scena in maniera intelligente, alternando l’intrattenimento tipico di una buona storia Disney all’inquietudine che si portano dietro temi di questa entità.

Casty con l’edizione in cartonato Deluxe della sua storia “Topolino e l’Isola di Quandomai”.

Andremo dunque ad esplorare alcuni punti salienti della bibliografia dell’autore, mettendo in correlazione le tematiche che fanno capolino nei suoi lavori con effettivi studi e approfondimenti relativi a tali argomenti. Nel mentre dimostrando ancora una volta – perché per alcune persone le dimostrazioni non sono mai abbastanza – che anche prodotti cosiddetti “per bambini” possono presentare sfaccettature mature nel merito di qualsivoglia concetto, e che il ruolo educativo svolto da opere indirizzate ad un pubblico “in formazione” non è mai stato così importante come in quest’epoca.

Gli scenari apocalittici di Casty:
Il futuro che è in mano a tutti noi

Scrivere una storia a sfondo ecologico per un settimanale diretto ai bambini non è cosa facile. Certo, si può scrivere senza tanti fronzoli “una storia”, ma il rischio è di risultare pedante e condiscendente, esponendo i concetti in modo ovvio e facilone, senza riuscire a instillare una sincera curiosità per essi né ispirare il desiderio di cambiare effettivamente le cose anche nel mondo reale. Sull’argomento è oramai un esperto Casty; artista completo (sceneggiatore e disegnatore), nelle sue opere – tipicamente considerate di alto livello – tra i messaggi che predilige trattare vi sono quelli a sfondo ambientalista e anticonsumista.

Trovare il giusto equilibrio tra semplicità e serietà è il modo – non facile ma corretto – di fare passare tali messaggi ad un pubblico molto giovane. Come ha espresso egli stesso nel corso di un’intervista, “Quando si scrive per i bambini il rischio che si corre è quello di cadere nel buonismo, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.”[1] Insomma, appunto, di banalizzare e far credere che le colpe di tutto siano puramente di appannaggio di una infinitesimale cerchia. Da una parte, ciò non è del tutto privo di fondamento: multinazionali, grandi aziende e quelli che in ambito populistico verrebbero denominati i cosiddetti “potenti della Terra” sono senz’altro i principali fautori delle attività inquinanti su larga scala che affliggono il pianeta. Sarebbe, però, una deresponsabilizzazione pericolosa lasciare solo a costoro l’onere di avere sulle spalle il nostro futuro: ognuno di noi può contribuire, nel suo piccolo, a cambiamenti per il bene del pianeta. Motivo per il quale operazioni di sensibilizzazione come quelle di Casty e colleghi sono assai importanti.

Andando finalmente ad esaminare qualche esempio della produzione “Castyana” relativa alla tematica in oggetto, tra le più importanti troviamo la storia intitolata Topolino e il mondo di Tutor, pubblicata per la prima volta su Topolino numero 2839 del 27 aprile 2010. L’incipit del racconto parla di come diversi animali in giro per il pianeta stiano misteriosamente scomparendo in massa, una specie dopo l’altra, con le api tra le prime a venire a mancare.

In effetti, l’idea per la storia venne a Castellan proprio per via di un articolo che lesse qualche tempo prima di scriverla, che parlava di come le api stiano progressivamente diminuendo, in considerevole parte a causa di pesticidi e altre attività umane, e degli effetti catastrofici che questo provocherebbe a lungo andare sull’esistenza umana e la biodiversità in generale. Infatti, senza le attività delle impollinatrici si andrebbe incontro alla perdita di migliaia di specie vegetali e anche animali, da loro dipendenti per il proprio sostentamento.[2][3]

Tornando alla storia, non è naturalmente necessario riassumerla nel dettaglio, ma se ne toccheranno solo i sommi capi. Ad un certo punto di essa si viene a scoprire che gli animali stanno venendo “rapiti” da un essere apparentemente di un altro pianeta di nome Tutor. Toccherà a Topolino e il suo amico Eta Beta fare fronte alla crisi, tra le altre cose dovendo rendere conto a una versione parodistica dell’O.N.U., la U.N.O., i cui membri (anche in questo organo fittizio i rappresentanti delle varie nazioni) sembrano più interessati a incolparsi a vicenda piuttosto che risolvere effettivamente il problema.

La prima pagina de “Topolino e il mondo di Tutor”.

Secondo, di nuovo, le parole dello stesso Casty: “[…] la conferenza dell’U.N.O. rispecchia quella che è l’umanità, ‘il mondo dei grandi’: ci sono le multinazionali, i governanti… Nella storia alcuni adulti pensano solo agli affari e al profitto, e invece altri, come Topolino ed Eta Beta, tengono veramente al pianeta. Il conflitto è fra di loro.”[4]

Dopo alcune peripezie, i nostri protagonisti arriveranno a una scioccante verità: la temibile creatura denominata Tutor non è altri che un’intelligenza artificiale creata dagli esseri umani del XXIX° secolo per gestire ogni aspetto delle loro vite, che ha viaggiato nel tempo allo scopo di soddisfare le richieste della sua gente. Infatti, nel mondo del futuro, la crescita e l’espansione umane hanno raggiunto il loro culmine e il punto di collasso. Il pianeta è ridotto ormai a una landa desolata, priva di vita vegetale o animale. L’intelligenza artificiale è riuscita a provvedere per diverso tempo alle necessità degli esseri umani pigri e avidi, ma al costo del totale esaurimento delle risorse naturali.

In questa società apparentemente utopica, Tutor fornisce ogni oggetto o servizio richiesto dagli esseri umani suoi costruttori, in un ciclo simile a quello consumistico-capitalistico descritto dal noto economista francese Serge Latouche, che “ci fa desiderare quello che non abbiamo e disprezzare quello che già abbiamo”, creando un ciclo di perenne insoddisfazione.[5] Ad un certo punto, però, i bambini del XXIX° secolo hanno iniziato ad esprimere all’unisono un particolare desiderio: avere animali domestici veri, non meccanici. Avendo Tutor esaurito le risorse terrestri e causato di conseguenza l’estinzione di tutte le specie animali nel suo tempo, si è trovato costretto a recarsi in un passato in cui fauna e flora esistevano ancora.

Secondo alcune voci prominenti nella ricerca specializzata, “la civilizzazione umana è non solo destinata a collassare, ma il collasso della civiltà potrebbe essere un’inevitabile o forse necessaria precondizione per la preservazione della biodiversità”.[6] In un futuro come quello preconizzato da Casty, si può dire che tali voci abbiano ragione, per quanto nel caso specifico il “misfatto” sia già compiuto.

Come quasi sempre accade con le storie Disney, il racconto termina con note positive: gli esseri umani del futuro si scusano per il comportamento di Tutor, che ha agito in piena autonomia come programmato di fare, e la maggior parte degli animali torna nel presente; alcuni di essi, però, rimangono nella Terra del 2800 di loro spontanea volontà (nella storia era stato reso possibile da un’avanzata tecnologia l’atto di comunicare con loro), per tentare un ripopolamento dell’ecosistema. Nel presente, intanto, gli esponenti dell’U.N.O., sconcertati dalle rivelazioni, iniziano a varare decreti per aiutare l’ambiente, ad esempio facendo piantare boschi e istituendo riserve naturali.

La storia finisce con un messaggio ai lettori, che serve anche ad esplicitare maggiormente la morale (già piuttosto chiara) di fondo:

“In realtà non sappiamo veramente come finisce questa storia… Topolino ed Eta Beta non tornarono più nel 2810… Anche perché forse quel futuro non esiste più! O forse sì… non ci è dato saperlo! Poiché il futuro è sempre in movimento e dipende dalle scelte che facciamo noi… e che un domani farete voi, amici lettori!” [7]

Per quanto abilmente mascherati da una vera e propria epopea fantascientifica divertente da leggere e piena di colpi di scena, gli intenti di pedagogia e sensibilizzazione risultano chiari anche a un fruitore molto giovane, e – per quanto forse in maniera non direttamente voluta dall’autore – sembra quasi di cogliere un riferimento al concetto di decrescita così come considerato, di nuovo, da Latouche, il quale la denomina “una rottura che presuppone che si esca dal circolo infernale della creazione illimitata di bisogni e di prodotti, come pure dalla frustrazione crescente che questa genera”.[8] Parole applicabili, in riferimento all’opera, tanto alla gente del futuro di Tutor quanto, ovviamente, a quelle del presente.

Per quanto storia più improntata all’avventura e al mistero che all’espressa sensibilizzazione ambientalista (ma che rimane comunque più che chiara), uno scenario in qualche modo simile è presente anche in Topolino e l’isola di Quandomai (Topolino numeri 2832 e 2833).

In questo racconto i nemici si riveleranno provenire, ancora una volta, dal pianeta Terra del futuro, ma in questo caso non saranno altri esseri umani bensì insetti umanoidi originari addirittura dall’anno 200.000: essi si sono evoluti come nuova specie dominante a seguito della partenza degli esseri umani per lo spazio, dopo il prosciugamento delle risorse della Terra.

Il desolante mondo del futuro come immaginato da Casty per la storia “Topolino e l’Isola di Quandomai”.

Accantonando la plausibilità o meno di insetti divenuti una specie effettivamente intelligente in senso umano (per quanto capaci di provare primordiali bagliori di emozioni e sensazioni, come fame, dolore e persino rabbia, gli insetti non hanno una coscienza minimamente comparabile a quella dei mammiferi: “Pianificano, ma non immaginano”, secondo lo scienziato Andrew Barron e il filosofo Colin Klein [9]) , il messaggio ambientalista è ancora una volta lapalissiano: la razza umana, così come nel mondo di Tutor, ha ancora una volta derubato il pianeta fino al collasso, provocando la nascita di un ambiente ostile a qualunque organismo di natura non insettoide.

Per di più, in questo caso il finale è decisamente meno positivo: non c’è alcuna nota ottimistica sul fatto che il domani possa cambiare per le azioni dei protagonisti, e loro si limitano a combattere la minaccia degli insetti per evitare che possano invadere il presente. A volte, però, presentare i fatti nudi e crudi, senza indorare la pillola e senza cedere a facili sentimentalismi, può anche essere un buon modo per scatenare un moto di reazione più intenso nello spettatore/lettore.

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Bibliografia e sitografia

[1] Fumetti e ambiente: la parola a Casty, in “Lifegate.it”, 20 aprile 2010, https://www.lifegate.it/fumetti_e_ambiente_la_parola_a_casty

[2] Ibidem

[3] Sara Del Dot, Api in estinzione: perché stanno scomparendo e perché dovresti fare di tutto per impedire ciò che accada, in “Ohga.it”, 26 gennaio 2019, https://www.ohga.it/api-in-estinzione-perche-stanno-scomparendo-e-perche-dovremmo-fare-di-tutto-per-impedire-che-accada/

[4] Fumetti e ambiente: la parola a Casty, in “Lifegate.it”, 20 aprile 2010, https://www.lifegate.it/fumetti_e_ambiente_la_parola_a_casty

[5] Ekaterina Chertkovskaya [et al.], Towards a Political Economy of Degrowth, Editore Rowman & Littlefield Publishing, 2019, pag. 42

[6] Stefan Gaarsman Jacobsen (a cura di), Climate Justice and the Economy: Social mobilization, knowledge and the political (Routledge Advances in Climate Change Research), Editore Routledge, 2018, pag. 169, traduzione mia

[7] Andrea Castellan, Topolino e il mondo di Tutor, in “Topolino n. 2839”, 27 aprile 2010

[8] Serge Latouche, Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita, Bollati Boringhieri, 2012

[9] Abigail Tucker, Do Insects Have Consciousness?, in “Smithsonian Magazine”, https://www.smithsonianmag.com/science-nature/do-insects-have-consciousness-180959484 , luglio/agosto 2016

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