Tarantinando #4 – Pulp Fiction

Siamo giunti.
È arrivato il momento.
Dopo rapinatori di gioiellerie sfortunati, aspiranti pusher e una coppia di assassini psicopatici, è ora per me di parlare di Pulp Fiction, considerato da molti il capolavoro di Quentin Tarantino. E non hanno davvero tutti i torti: un cast stellare e una sceneggiatura magistrale ci mostrano un Tarantino in gran forma.
Probabilmente fare una recensione esprimendo concetti mai detti da alcuno su questo film è quasi impossibile. In ogni caso, farò quel che potrò.

Partiamo parlando brevemente della trama, anche se è improbabile che non la conosciate.

Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) sono due sicari al soldo del malavitoso Marsellus Wallace (Ving Rhames), incaricati di recuperare una certa valigetta. A ciò si aggiungono e si combinano la storia di Butch Cooolidge (Bruce Willis), pugile che ha fatto un accordo con Marsellus affinché perda il suo prossimo incontro, e di Mia Wallace (Uma Thurman), moglie di Marsellus, durante una sua serata fuori in cui è accompagnata da Vincent…

La pellicola è da molti considerata il film tarantiniano d.o.c., il suo lavoro maximo in cui sono racchiusi tutto il suo stile e le sue tematiche. Salti temporali (non è infatti l’ordine cronologico delle vicende quello che ci viene presentato, ma un continuo avanti e indietro tra prima e dopo in cui si riempiono continuamente buchi su ciò che avvenuto nel mentre di una scena e l’altra), sparatorie, stalli alla messicana, conversazioni e monologhi entrati nella storia del cinema, personaggi memorabili, tutto fluisce perfettamente in una sceneggiatura che è stata insignita del Premio Oscar nel 1997.

Prima di proseguire, però, mi devo togliere un sassolino.

È il mio film preferito di Tarantino?

MmmmmNo.

Con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto, tutt’altro. Ci sono scene e personaggi entrati nella leggenda, di cui anche io ho percepito la bellezza e la significatività. La semi-citazione biblica di Jules/Samuel, i suoi dialoghi così inutili ma al tempo stesso così avvincenti con Vincent/John, la vicenda che coinvolge Marsellus/Ving e Butch/Bruce, l’efficiente Mr. Wolf, che pur con il suo poco screen-time cattura con il suo carisma cinico… Tutto grandioso e degno di lode.

Quanto sono fichi ‘sti due insieme.

Però… Non so, ho percepito come se ci fossero più “tempi morti” (per quel che si può dire di un film in cui l’adrenalina è sempre al massimo come questo) rispetto ad altre occasioni, e se alcune delle vicende raccontate hanno catturato la mia attenzione dal primo all’ultimo minuto, ci sono stati intermezzi, soprattutto verso l’inizio, in cui ho un pochettino più faticato (anche se niente di intollerabile, eh), a mantenere a livello massimo l’interesse; più che altro con ciò parlo della sequenza dell’uscita di Mia/Uma con Vincent/John, che seppur simpatica da vedere in linea generale, ha colto il mio interesse soprattutto nella parte finale.

Insomma… non è il mio film di Tarantino preferito (quel posto spetta, allo stato attuale delle cose e con varie altre pellicole ancora da visionare, a Bastardi senza gloria), ma si merita senz’altro di stare nella bacheca di qualunque appassionato di cinema.

Vi saluto dunque con un forse inflazionato, ma mai fuori moda:
« Ezechiele, 25:17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te. »

Voto finale: 9+

Ci si rivede al prossimo appuntamento della rubrica, con Four Rooms.

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