Death Parade – Il significato di una vita

Avevo già visto ormai quasi due anni Death Parade sottotitolato su VVVVID, la nota piattaforma di streaming gratuita connessa a doppio filo con Dynit. Ma con l’uscita in home video, dopo tanta attesa, della serie doppiata in italiano, mi sono sentito praticamente in dovere di recuperarla e rivederla.

Ed ora eccomi qui a parlare di Death Parade, anime sulla vita e sulla morte, sulla speranza e sul cinismo, sulla bellezza e sulla miseria umane.

Benvenuti al Quindecim.

Il Quindecim è un luogo all’apparenza neanche tanto strano: un locale come possono essercene tanti, elegante, raffinato e fornito di ogni genere di alcolici. Ad accogliervi quando entrerete sarà Decim, il serafico e misterioso barman, che svicolando da eccessive spiegazioni vi inviterà con fare calmo ma deciso a partecipare a un gioco, insieme al compagno che sarà giunto insieme a voi: un gioco in cui sarà in palio la vostra stessa vita

Nato da un cortometraggio prodotto nel 2013, Death Billiards, della durata di 25 minuti, Death Parade è un piccolo gioiello dell’animazione. Composto da dodici episodi, i principali generi in cui si inserisce sono il drammatico, lo psicologico e il soprannaturale, con piccoli sprazzi di commedia che alle volte fungono da alleggerimento.

Prima di proseguire, farò un piccolo spoiler (di cui in ogni caso lo spettatore viene informato nella prima puntata), dato che altrimenti mi risulterebbe difficile parlare per bene dell’opera: il Quindecim, il luogo dove si ritroveranno i più disparati ospiti costretti al gioco “mortale”, non è altro che l’Oltretomba, o meglio, un luogo in cui le anime di persone defunte dovranno passare sotto l’insindacabile verdetto dei Giudici (Decim è uno di questi) per decidere se tali anime si dovranno reincarnare oppure se cadranno nel Vuoto senza fine in cui esiste solo la coscienza di sé.

Detto questo, personalmente posso dire di aver trovato la serie semplicemente magnifica. Lo spessore psicologico dei vari ospiti che si succedono nel corso delle puntate è rappresentato in modo realistico e coinvolgente; grazie a flashback che divengono man mano sempre più frequenti all’avanzare delle prove, veniamo a conoscenza del passato di queste “ex” persone: esistenze normali, ordinarie (il più delle volte, almeno), sia nel bene che nel male, stroncate in maniera tragica o persino banale (sebbene, in quanto il risultato sia stato la morte, in un certo senso anche questa seconda categoria appartiene alla prima). Veniamo catapultati in una vita che non c’è più e non ci potrà più essere, un filo destinato a spezzarsi per chiunque e in qualsiasi momento per le ragioni più disparate. Il fattore empatia è uno di quelli sui quali l’opera gioca maggiormente.

Il tema principale della serie è l’esistenzialismo: qual è il senso della vita umana?
Questa domanda viene posta spesso nel corso dell’anime, e in più di un’occasione viene applicata anche ai Giudici: qual è il fine ultimo della loro esistenza? Semplicemente emettere giudizi imparziali e lontani quanto più possibile dall’umanità, oppure il Giudizio ha un senso che non è stato ancora trovato?
Per qualcuno, la vita non ha significato. Gli esseri umani si dimenano per tutta la loro esistenza nel tentativo di dare un valore al proprio vivere prima che giunga la morte, guardando ad essa come a una compagna inevitabile ma distante, fintanto che il loro cuore batte. In tutti i modi provano a dare uno scopo a quella che altrimenti sarebbe soltanto la ripetizione di una routine di gesti e comportamenti caratterizzanti.

Ma se invece fosse proprio la morte a dare un senso al vissuto personale?

Come avrete capito, le riflessioni di stampo filosofico e le introspezioni psicologiche svolgono un ruolo di primo piano in Death Parade. Alle singole vicende personali dei concorrenti si aggiungono anche gli intrighi riguardanti l’altra parte del cast, quella dei protagonisti, le entità ultraterrene dette “Giudici”, e in particolare ciò che concerne Decim e il suo rapporto con una ragazza senza passato che gli verrà affiancata nei suoi Giudizi. Una interessante trama verticale che si dipana nel corso di tutti e dodici gli episodi e che attraverserà un crescendo ben dosato di rivelazioni fino all’approdo a un finale emozionalmente potente, sebbene non completamente chiarificatore (ma purtroppo con ogni probabilità definitivo, dato lo scarso successo in patria).

I personaggi principali durante la sigla di testa.

Il lato tecnico l’ho trovato davvero eccelso. Disegni di ottima fattura che si sposano a delle animazioni di livello altissimo, degne delle migliori produzioni Madhouse. La gestione dei colori, dosati perfettamente e che conferiscono all’ambientazione un’atmosfera spesso lugubre per esigenze di trama, contribuisce al sense of wonder che si proverà durante la visione; come si suol dire, “anche l’occhio vuole la sua parte”, e in questo caso la ottiene eccome.

Ulteriore punto a favore, le OST. Due ottime sigle di aperture e chiusura, con una opening che vi farà venir voglia di ballare (attenzione: THE OPENING IS A LIE!) e una ending malinconica e melodica.
Anche il resto della colonna sonora fa ottimamente il suo dovere nel corso degli episodi, contribuendo alla drammaticità, intensità o che altro degli avvenimenti.

Voto finale: 9+

Se siete interessati alla serie avete due opzioni: potete vedervela gratuitamente su VVVVID, oppure, per i collezionisti, recuperarla in formato Blu-Ray o DVD; se siete intenzionati ad attuare questa seconda scelta vi sarei davvero molto grato se prendeste in considerazione di attuare l’acquisto su Amazon dopo aver cliccato sul link qua sotto. In questo modo, oltre che divenire fieri possessori di un ottimo prodotto, mostrerete il vostro supporto alla mia attività.


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